Mito e nascita di Sicilia

              STORIA, VIAGGIO NELLA MEMORIA DEL TEMPO

                 Pensieri, opere e tesi, alla ricerca dell'identità culturale di un'isola al centro del Mediterraneo: la Sicilia

   

 

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di Piero Gazzara

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"Ogni generazione riscrive la storia variandola, ma ripetizione non è.

Ha senso discutere per tanto poco?

Si, perchè l'approssimazione distrugge ogni Scienza..."

 

Andrea Carandini

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Quel poco che riusciamo a strappare alle nostre occupazioni abituali,
non sopportiamo di trascorrerlo nell'ozio: preferiamo invece dedicarlo all'esercizio della lettura, affinché si rafforzi la disposizione dell'animo
nell'acquisire il sapere,
senza il quale la vita dei mortali non è condotta
in modo degno di uomini liberi.

        Federico II di Svevia

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Un giorno inutile passato in riva al mare in compagnia di Cecily .


Peregrino vo cercando libertà
che spirito incatenato brama.

Guardo l’onda infrangersi
sul nero scoglio
mentre dall’alto la rupe Taura
dilania eccessi d’oro.

Questa terra tradisce chi suda
e appaga chi trama.

Oblio di tempi passati,
sepolti nella polvere bruciata
in attesa del libeccio
che spazzi il calpestio dell’ipocrita Civiltà.

Scrolla le catene che t’ancorano ai porti

dai fondachi vuoti.
 

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L'ispirazione

 

Langue il mio pensiero

     nelle lande assolate.

S'apre immantinente un vicolo

      oscuro, calpestio di echi

      lontani.

Or s'inerpica stretto tra flutti

      di pietre,

or scivola verso la Facelite,

       pregna di odi e suppliche,

or s'infrange tra le onde

       del  Chersoneso

       per innalzarsi alfine

       sulle chiare mete

       del Parnaso monte.

 

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Alle giovani generazioni italiche

Sovrano benessere

che illudi le giovani menti affogandoli nelle libertà del non essere.

 

Ogni impresa s'ammanta di facili mete.

Tutto appare materia e spazio luminoso.

 

Ma l'infernale Minosse s'avanza a passi lenti

e l'Ellade patria già affonda nella secca gola.

Geme la terra degli Argivi che ti precede nel vortice degli artifici d'oro.

 

Tra le macerie sprona il suo nero cocchio il nume denaro che si nutre di falsi idoli, risorti come sirene dal cieco capitale.

 

Non più felicità di Nazioni ma caduchi piaceri che inabissano le virtù dei Padri.

Reazioni e rivolte annebbiano la via che conduce

ad una sterile

ma necessaria ricapitolazione.

 

12 set.2011

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INel marzo del 1610, Galileo Galilei pubblicò il "Sidereus Nuncius" dando avvio alla ricerca portata avanti utilizzando il metodo scientifico

Il 13 marzo 1610 Galileo Galilei rende pubbliche le sue scoperte con la pubblicazione del “Sidereus Nuncius”. Si apre un nuovo capitolo per l’umanità che inizia a scrutare l’universo con metodo scientifico: le teorie sono confutate con l’osservazione diretta della volta celeste e molte delle verità, ritenute assolute sino ad allora dal mondo accademico, si mostrano errate. Utilizzando il cannocchiale, Galileo si rende protagonista di nuove scoperte, come i quattro satelliti di Giove e i rilievi della Luna considerata liscia ed uniforme. E’ l’opera che lo renderà famoso destando ammirazione in gran parte d’Europa e d’Italia. Ma a Roma lo scienziato pisano incontra le dure critiche del Sant’Uffizio e dell’Accademia dei Lincei’, fermi dogmaticamente sulle conoscenze in gran parte risalenti alla scuola  tolemaica. Saranno le prime avvisaglie di quello scontro  che condurrà il nostro studioso a subire il famoso processo. Galileo è il primo a servirsi del cannocchiale, al quale apporta modifiche ottiche, per indagare il sistema solare e a condurre, assieme a Keplero e Copernico, l’astronomia, per secoli relegata tra astrologia e credenze religiose, verso la  ricerca moderna, basata sull’osservazione diretta dei corpi celesti e dei fenomeni astronomici. Ma Galileo va ricordato anche per aver utilizzato la lingua “italiana”, in volgare, per divulgare al mondo le scoperte astronomiche e non “il latino”. Infatti, nel 1632 pubblica il trattato “Il Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo” dove mette a confronto le due scuole di pensiero, quella antica geocentrica,  tolemaica (la terra al centro dell'Universo) e quella moderna, eliocentrica di Copernico. 

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Antonio Tabucchi è andato via lasciandoci le mete da lui raggiunte nella sua navigazione per gli oceani della vita, dove ad ogni approdo esplorato corrispondeva una nuova avventura, sempre alla ricerca di un altro porto, insenatura o fiume attraverso cui inoltrarsi nella terraferma per dare un senso alla propria vita. Sogno, iperbole di cosa? Forse della libertà…..

Da Tristano muore, Feltrinelli 2004, pag. 66: “Cosa fai Tristano, dimmi, chiese lei guardando il mare che le si specchiava negli occhi. Tristano con un gesto largo e liberale abbracciò l’orizzonte. Dovrei difendere la libertà, rispose, la libertà che ho cercato e che è sì cara, ma..... Leggi tutto

 

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Su Assange e l'Operazione Wikileaks

 

Segreti personali e Segreti di Stato.
Privacy, archivi e ricerca storica

a cura di Carlo Spagnolo

 Parte II in Quaderni I/2001
Fascicoli e archivi segreti

 


"E' risuonato più volte il richiamo ad una differenziazione tra documenti di interesse storico da una parte e documenti ormai inutili o irrilevanti (documenti "spazzatura") dall'altra. Si è detto che, naturalmente, i documenti di interesse storico devono essere conservati, sia pure dopo il vaglio di commissioni all'interno delle quali gli storici come categoria siano rappresentati, mentre i documenti inutili e spazzatura possono essere, o forse è bene che siano, eliminati.

 

Dal mio punto di vista è molto difficile stabilire quali siano i documenti di interesse storico e quali quelli "inutili". Se penso al panorama della storiografia di trent'anni fa e a quello che ha significato, per la storiografia e per la rilevanza delle fonti, l' esplosione della storia sociale negli ultimi trent'anni, che ha moltiplicato quelle che vengono oggi considerate fonti significative ma che ancora trenta, quaranta anni fa potevano essere considerate "spazzatura", sono molto preoccupato da ipotesi di distruzione di documentazione ritenuta di scarso interesse.

 

Quali sono i documenti che noi possiamo considerare non rilevanti per lo storico? E chi ci assicura che documentazione oggi di apparente scarso interesse non venga a rendersi necessaria per futuri filoni di ricerca? In linea teorica qualsiasi tipo di documentazione ha, sia pur potenzialmente, un interesse per lo storico, magari per quello del futuro."

 

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Paura della democrazia?

di Piero Gazzara


 

              Chi ha paura della democrazia. I grandi stravolgimenti che si susseguono a ritmo incessante da alcuni mesi nei Paesi del Magreb e i nuovi tumulti di questi giorni nelle piazze dell’Egitto suscitano timori e paure nelle diplomazie occidentali. Quasi tutte le rivolte popolari contro i governi “personali e nepotistici” della Tunisia, della Libia, dell’Egitto, dell’Algeria e della pericolosa Siria iniziano dall’interno di quelle stesse società. Sono maggiormente i giovani, attirati dalle libertà dei paesi occidentali, dal benessere “fasullo” o di “facciata” propagandato dalle Televisioni satellitari, dalle pagine “omnicomprensive” del WEB, unito alla continua repressione poliziesca dei loro regimi miopi e affaristici (in Siria le leggi speciali che hanno permesso al regime di controllare stampa e movimenti politici, sono in vigore dagli anni sessanta), gli artefici delle rivoluzioni. Qualsiasi Rivoluzione o cambiamento radicale, all’interno di una società composita, ha sempre determinato conseguenze imprevedibili e difficilmente si è riusciti a prevedere l’evoluzione. Adesso vi sono interi Paesi, cosiddetti arabi, in uno stadio di ricerca di assestamento politico e in una situazione economica particolare. Una massa di giovani e adulti che premono per una sistemazione lavorativa nel seno del loro paese; intere fasce di persone che avevano un lavoro, insegnanti, impiegati ed altro, che pretendono di poter continuare a svolgere la propria attività lavorativa.

            Come non pensare agli aiuti economici degli Stati Uniti nel secondo dopoguerra (Piano Marshall) che intervenne per sostenere le società europee, quella italiana in particolare, con invii alimentari e finanziari. Il nostro Paese, uscito fuori dalla seconda guerra mondiale, si trovò radicalmente cambiato, con una classe politica nuova, frazionata in tanti gruppi e ideologicamente schierata grossomodo in due macro aree, quella liberal-democratica e quella comunista, oltre ad una massa di persone da Sud a Nord in cerca di lavoro e di cibo. L’intervento americano riuscì a fare da ammortizzatore per i tempi immediati, mentre ancora per alcuni anni l’agricoltura occupò un gran numero di reduci. Sarà solo a partire dagli anni cinquanta che l’industria assorbirà totalmente la gran massa di italiani togliendoli dall’insicurezza sociale con la certezza di un reddito fisso. Ciò contribuì ad allontanare il “pericolo comunista” almeno per l’Italia, la Francia e una parte della Germania.

             Adesso, i paesi dell’Africa mediterranea sono allo sbando, privi di strutture agricole ed industriali tali da assorbire e dare risposte alle richieste dei popoli liberi ma pretendenti immediatamente al livello di benessere economico e sociale: aspirazioni per cui si sono sollevati contro il loro sistema politico. Non basterà da solo il petrolio della Libia a risolvere le richieste di libertà dei libici, non basterà da solo il turismo della Tunisia o dell’Egitto, non basteranno da soli i giacimenti di Gas dell’ Algeria: le forze caotiche e la pressante richiesta dei vari popoli potranno facilmente evolversi in disordini interni e in aspettative disilluse, tali da spaccare il fronte popolare, unito nella prima fase contro un nemico visibile e certo, e tra non molto, anzi in questi giorni che seguiranno, diviso tra democrazia occidentale e fondamentalismo religioso. Ecco perché le democrazie occidentali non dovrebbero trasformarsi in fortezze industriali ma intervenire con sostegni economici e finanziari verso questi paesi del Magreb, altrimenti il timore o la paura di vedere sulle spiagge vicine paesi usciti fuori da regimi totalitari ed entrare in quelli fondamentalisti, non saranno lontano dalla realtà.

                                                    

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Sulle alluvioni del novembre 2011 nel messinese

 

 

           Ho molti amici a Sant’Andrea, la frazione romettese più colpita dalla recente alluvione. E in quei giorni tristi vedere il loro scoramento per la paura di non poter più vivere sicuri nei luoghi dove hanno vissuto sino ad oggi a causa dell’instabilità del suolo causata dalla terribile alluvione, non si può non essere vicini a loro e condividere le preoccupazioni per un futuro incerto. Sono centri abitati da secoli, intere generazioni hanno vissuto in questi luoghi e, adesso non è pensabile che per le eccezionalità climatiche abbinate all’incuria del territorio si possa pensare ad abbandonare ciò a cui si è legati, la propria casa, i luoghi delle proprie radici. Occorre fare presto perché quello che sta accadendo è anche colpa nostra, del nostro modo di gestire il territorio. La corsa spasmodica di costruire, di cementificare, di avere riguardo solo all’espansione urbanistica, ha fatto sì che l’interesse degli Enti Locali, in assenza anche di indirizzi legislativi, si spostasse in modo esclusivo verso l’urbanizzazione, ampliando e specializzando gli Uffici Tecnici solo alla gestione delle nuove aree di espansione urbanistica tralasciando colpevolmente le altre aree del territorio ritenute inutili. E sono proprio queste aree “inutili” che stanno cancellando secoli di storia.

         Non siamo stati lungimiranti né capaci a gestire una delle conseguenze dell’era post-industriale: l’abbandono costante e totale delle terre coltivate che ha interrotto la manutenzione del complesso e sapiente sistema di canalizzazione delle acque piovane che i contadini si tramandavano di padre in figlio. Certo le alluvioni ci sono state sempre, causate nel passato soprattutto dal disboscamento intensivo per ricavare nuove terre da sfruttare a seminativo e a pascolo che ha reso brulle la quasi totalità delle aree dei monti Peloritani. Interi centri abitati, abbandonati in massa dai propri abitanti nella zona di Fondachelli Fantina, ad esempio, testimoniano ancora oggi la forza dirompente della natura e dell’effetto dell’antropizzazione in epoche passate. Molte, e di diversa natura, sono le cause che hanno contribuito ad aumentare le conseguenze disastrose dei nostri giorni, non per ultimo gli incendi dolosi.

          Ma questo non deve farci perdere altro tempo. La prevenzione deve passare anche da un ripensamento organizzativo degli Uffici Tecnici Comunali con l’implementazione della vigilanza delle aree non urbanizzate prevedendo nella propria pianta organica risorse umane specializzate, quali il Geologo ma anche quella della figura della vecchia “Guardia Campestre comunale” che sino agli anni sessanta, girava per le campagne per controllare e sanzionare i proprietari dei fondi rustici che non “pulivano” (manutenzione) i canali (le cosiddette Saie) di scorrimento della acque piovane di pertinenza dei loro terreni perché “loro”, i nostri nonni, sapevano che in caso di piogge intense si sarebbero verificate frane e smottamenti e che la portata maggiore o minore di queste era determinata anche dalla tenuta del loro antico sistema di regimentazione delle acque meteoriche e dei drenaggi di muri a secco dei terrazzamenti.  

 

 

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Dai chiaroscuri ai colori, le pagine Web di Daniela Gazzara dedicate al disegno.

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Impressioni e cose di Sicilia

 

Tripi, erede di una grande città

dei Siculi, Abakainon.


     Marzo 2012 - Abakainon o Abacaenum che dir si voglia bisogna andare a Tripi, Comune di circa mille anime dell’entroterra tirrenico della provincia di Messina, tra Barcellona Pozzo di Gotto e Tindari, per rendersi conto, se ancora ce ne sia bisogno, di quale straordinaria ricchezza possiede la nostra terra. Un’antica città fondata dai Siculi indoeuropei, forse già nel 1100 a.C., che prosperò con i greci per scomparire definitivamente nella tarda antichità coperta dalla polvere dei secoli.

     A poca distanza dall’attuale centro abitato di Tripi, forse l’araba Brbls come la indicò Idrisi, geografo di Re Ruggero, in contrada Cardusa è stata portata alla luce una parte della necropoli che per la bellezza e la finezza architettonica dei monumenti funebri....Leggi tutto
 

 

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Mostra archeologica a Messina dal tema “Sepolture e corredi funerari dei Greci e dei Romani”

      Sino al 10 aprile è possibile visitare la mostra di reperti archeologici, ospitata al Teatro Vittorio Emanuele di Messina.  Una piccola parte dell’immenso tesoro venuto alla luce dal sottosuolo della città dello stretto ed adesso esposto ai nostri occhi. Sono momenti rari visto che Messina manca “stranamente” di un proprio Museo archeologico  dove poter conservare ed esporre permanentemente il ricco patrimonio di testimonianze antiche che giace, da decenni, nei silenziosi magazzini della Soprintendenza. Ma questo non ha impedito di recuperare, studiare e conservare i segni della presenza della civiltà umana  nella città falcata e ridare all’antica Zancle la dignità delle proprie origini. ........Leggi tutto

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Messina. La notte della Cultura sarà l'alba di un nuovo giorno?

      Messina, 15 febbraio 2011 - La notte della cultura a Messina ha messo in evidenza la potenzialità di quei segni tangibili che l’arte, la storia, la civiltà messinese ha prodotto e continua a produrre. Coperti dalla polvere della dimenticanza e dell’inedia riposano la memoria di Messina e il riscatto di chi si è assuefatto a pensare al nulla. Insorgiamo e trasformiamo il nuovo Palazzo della Cultura, dedicato ad Antonello da Messina, in un vera e propria fabbrica di idee, di progetti. Dall’Archivio di Stato, facciamo uscire dagli scaffali, silenziosi custodi, i documenti più interessanti, dei nostri avi e mettiamoli in mostra, per un certo periodo (due mesi, ad esempio) al PalaCultura con un specifico percorso tematico. Quanta professionalità da liberare tra gli addetti all’Archivio impiegati, fin’ora in una quotidiana e metodica ricapitolazione di note, di missioni, di corrispondenza protocollata, di pratiche evase e inevase, mentre potrebbero preparare una solenne esposizione delle pergamene e di altri preziosi documenti. Facciamo uscire, per un breve lasso di tempo, le preziose tele, sparse nelle numerose chiese di Messina e provincia e prepariamo una sontuosa mostra “tematica” (natività, passione, ecc.): ciò porterebbe a far conoscere paesi e contrade al grande pubblico, ma anche e soprattutto a chi abita a Messina ed ignora la bellezza e la vitalità create da una terra per nulla sterile, ma addormentata. Quanti codici miniati o pubblicazioni erudite del 1500, (in alcuni casi copie uniche), giacciono nella Biblioteca Regionale Universitaria e quanti reperti archeologici presso la Soprintendenza. Valorizziamo il nuovo Palazzo della Cultura di Viale Boccetta e votiamolo alla sacra missione di salvare la memoria della città e della sua provincia, come una vetrina dove esporre gli oggetti e i ricordi e dove basta uno sguardo, seppur fugace di una Mostra, a  smuovere dall’obliò sentimenti e passioni. Trasformiamo il PalaAntonello in un immenso palcoscenico dove gli alunni delle scuole o i croceristi, dove noi tutti, possiamo assistere allo spettacolo di quella civiltà, non solo locale, ma europea, che ha mosso il pensiero e le opere di Dicearco, Antonello, Maurolico, Seguenza, La Farina e tanti altri. E il tutto può essere fatto  a costo zero, con le professionalità che già esistono ed operano nelle istituzioni: gli archeologi della Soprintendenza, dell’università, i ricercatori dell’Archivio di Stato, gli operatori culturali della Associazioni locali e dei tanti e seri ricercatori di Storia Locale che tanto producono e fanno volontariamente per il mero scopo di far conoscere il patrimonio storico-artistico, sconosciuto alle menti dei contemporanei. Che la notte della Cultura possa diventare l’alba di un nuovo giorno in cui possiamo riappropriarci della nostra memoria per meglio edificare il nostro futuro.

 

                                                                                                            © 2010 Piero Gazzara e-mail: pierogazzara@msn.com

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